giovedì 4 dicembre 2008

4/31 dicembre 2008 - CRONACHE AFRICANE

Da oggi e per le prossime cinque settimane pubblichiamo on line i racconti di vita quotidiana che ci sono arrivati da luglio a novembre dalla nostra collaboratrice Eleonora Grandi che si trova in nord Uganda. Sono storie di lavoro a contatto con la popolazione locale che però, oltre al quotidiano, si soffermano anche su aspetti etici e culturali che rendono queste lettere di interesse generale.


CRONACHE AFRICANE - n° 1
di Eleonora Grandi


4 luglio 2008

Non è che subito ci abbiamo dato molto peso. Una specie di elicotterino ci era entrato in casa mentre stavamo cenando ascoltando i Coldplay e stavamo considerando il fatto che mai, in Italia, avremmo ammesso di trovare nello stesso piatto fagiolini, spaghetti in bianco, polpettine e un avanzo di tonno. Il povero animaletto si muoveva come un ossesso sbattacchiando contro le pareti illumninate le pesanti ali, inferendo colpi dolorosi al grasso copricino. A un certo punto ci siamo impietosite, oltre che innervosite. Abbiamo deciso di mettere fine alla sua esistenza. Con un colpo secco di suola sul pavimento di linoleum. Passano due minuti di silenzio. Ci mettiamo a decidere il film da guardare dopo. Improvvisamente rumore di altri elicotterini. Pensiamo siano le compagne venute a rivendicare il cadavere della defunta appena assassinata. Cinque, sei, dieci elicotteri. Immaginando che siano attratte dalla luce in casa, decidiamo di spegnere tutto e di uscire per chiudere meglio le finestre che si sigillano solo dall'esterno. Ma avvicinandoci alla porta il ronzio si fa frastornante: una nube di centinaia di elcotteri vibra, turbina, sbattacchia contro la nostra luce esterna. Sbianchiamo. Ci sentiamo braccate. Pensiamo a che cosa fare. Pensiamo di spegnere anche il monitor del computer per timore di attacchi. Di uscire non se ne parla proprio. Telefoniamo all'amministratrice del progetto e nostra vicina di casa per capire che cosa sta succendendo, salvo scoprire che lei se ne era fuggita nella casa della dottoressa che se ne sta in un'altra ala del cortile dell'ospedale dove residiamo. Ma mentre davanti alla finestra con il telefono in mano, osserviamo quel mare di elicotteri che minacciosi puntano alle nostre finestre e ci scopriamo sole nella notte, arrivano i rinforzi. Sono in 12. Un uomo, tre giovani donne, un'anziana e sette bambini, armati di due baccinelle, secchielli del detersivo e tazze di plastica. Senza indugio, sferrano l'attacco. Per quasi un'ora i loro occhi rimangono incollati agli elicotteri, le loro mani si muovono decise verso le pareti per tirare giù i veivoli e ficcarli nei recipienti. La famigliola lavora senza tregua. Dalla bocca della nonna spuntano in continuazione ali d'insetto. Nel giro di poco la baccinella è piena di farfalle che si ribollono semimorte. Una donna si mette a pulire dai sassi, immergendo la mano dentro di loro e setacciandole come fosse riso.
Ieri sera abbiamo assistito all'arrivo delle white ants, le formiche bianche, queste farfalline che si muovo a sciami tra la fine della stagione secca e l'arrivo della stagione delle piogge. Sono innocue. La loro unica colpa è di essere molto saporite. Almeno da quanto ne dicono i locali, che ne fanno incetta come una manna dal cielo. Si friggono, di solito, anche se la vecchia sembrava apprezzarli anche a crudo. Si succhia il corpicino proteico e si sputano via le alucce. Sapevo della loro esistenza, ma non mi era mai capitato di vederle. La famiglia ci ha offerto ripetutamente di assaggiarle. Un bambino mi ha detto che le white ants sono più buone di me, e probabilmente aveva ragione.  
Stamattina i tre chilometri di strada che collegano l'ospedale alla strada principale sono disseminate di ali. Lo staff locale del progetto ha lo stomaco soddisfatto e pensa alla bacinella colma che a casa li attende. Un' altra ricetta prevede l'essiccamento delle white ants e la riduzione in crema. Buona da spalmare sul pane.
Succede ad Atapara, Nord Uganda.

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