Giovedì 11 dicembre - ore 19 - proiezione del documentario "KARAMOJA KOCKTAIL" presso la libreria Rinascita in via Prospero Alpino, 48 - Garbatella - Roma (www.rinascitaonline.it/).
KARAMOJA KOCKTAIL
produzione: OmbrenelMondo
regia: Franco Consales
anno: 2009
luogo: Moroto/Uganda
durata: 42'
Il documentario indaga la strana economia di sussistenza nata a Moroto (Uganda) che si basa sul commercio di bevande alcoliche prodotte localmente, il legame con la presenza delle Nazioni Unite e il forte impatto sociale e culturale.
lunedì 7 dicembre 2009
sabato 28 novembre 2009
OMBRENELMONDO si rinnova e si presenta
Due serate per presentare l'Associazione, le attività passate, quelle in corso e le prospettive future.
Giovedì 3 dicembre ore 21
c/o Altrevie - via Caffaro, 10 - Roma
nell'ambito del progetto "Un regalo buono che fa bene" promosso da Altrevie e Cara Garbatella
http://www.altrevie.it/
Venerdì 4 dicembre ore 20
c/o Antù - via Giuseppe Libetta, 15/c - Roma
nell'ambito del progetto "Facciamo Rete" promosso da Antù
http://www.antu.it/facciamo-rete.aspx
Giovedì 3 dicembre ore 21
c/o Altrevie - via Caffaro, 10 - Roma
nell'ambito del progetto "Un regalo buono che fa bene" promosso da Altrevie e Cara Garbatella
http://www.altrevie.it/
Venerdì 4 dicembre ore 20
c/o Antù - via Giuseppe Libetta, 15/c - Roma
nell'ambito del progetto "Facciamo Rete" promosso da Antù
http://www.antu.it/facciamo-rete.aspx
martedì 17 novembre 2009
da Roma a Rio, i doc di OmbrenelMondo
Le settimane a cavallo tra novembre e dicembre vedranno in Italia, a Roma, la seconda proiezione del nuovo documentario di OmbrenelMondo - per la regia di Franco Consales - dal titolo "Karamoja Kocktail, e nell'emisfero sud - in Brasile - per la terza volta nel paese lusofono, la proiezione del documentario "Today, a special day", per la regia di Pietro Luzzati, selezionato alla quattordicesima mostra internazionale del film etnografico (14° MOSTRA INTERNACIONAL DO FILME ETNOGRÁFICO) di Rio de Janeiro.
Di seguito i dettagli:
TODAY, A SPECIAL DAY - di Pietro Luzzati
dal 26 novembre al 4 dicembre - Rio de Janeiro
http://www.mostraetnografica.com.br/index.php?secao=selecao&ln=pt
http://www.vimeo.com/1968119
KARAMOJA KOCKTAIL - di Franco Consales
11 dicembre - Roma, libreria Rinascita - via Prospero Alpino, 48
http://www.youtube.com/watch?v=OXFRTMwKUMg
ore 19
Di seguito i dettagli:
TODAY, A SPECIAL DAY - di Pietro Luzzati
dal 26 novembre al 4 dicembre - Rio de Janeiro
http://www.mostraetnografica.com.br/index.php?secao=selecao&ln=pt
http://www.vimeo.com/1968119
KARAMOJA KOCKTAIL - di Franco Consales
11 dicembre - Roma, libreria Rinascita - via Prospero Alpino, 48
http://www.youtube.com/watch?v=OXFRTMwKUMg
ore 19
giovedì 5 novembre 2009
KARAMOJA KOCKTAIL
martedì 13 ottobre 2009
U-GET

17 ottobre, ore 20:30 – Canal S. Bovo (TN) – Teatro parrocchiale. Progetto U-GET '09: verrà proposto lo spettacolo teatrale “TANA LIBERA TUTTI – Il mondo capovolto” di Maura Pettorruso con Mirko Corradini che ripercorre i tratti salienti della guerra ventennale che ha sconvolto il nord Uganda.
17 e 18 ottobre, ore 16/18 – dal 19 al 22 ottobre, ore 9/12 – Canal S. Bovo (TN) – Ecomuseo del Vanoi. Progetto U-GET '09: sarà aperta al pubblico l'esposizione fotografica “Nord Uganda - Terra di Profughi” di Michele Trotter.
21 ottobre, ore 20:30 – Trento – Centro Sociale Bruno. Progetto U-GET '09: proiezione del documentario “KARAMOJA KOCKTAIL”, ultima produzione di OmbrenelMondo per la regia di Franco Consales. Il documentario indaga la strana economia di sussistenza nata a Moroto (Uganda) che si basa sul commercio di bevande alcoliche prodotte localmente, il legame con la presenza delle Nazioni Unite e il forte impatto sociale.
giovedì 2 luglio 2009
Calendario eventi sulla Palestina - luglio '09
17 luglio - Roma: nell'ambito del Festival “Il canto dei Popoli” che si terrà presso la Villetta nel quartiere Garbatella – via F. Passino, 26 - OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure”.
L'evento è organizzato dalle associazioni Altrevie e Cara Garbatella.
18 luglio - Nerviano: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
19 luglio - Milano: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
22 luglio - Livorno: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
23 luglio - Brindisi: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
24 luglio - Matera: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
25 luglio - Acerenza: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
26 luglio – Mola di Bari: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
27 luglio - Grottaglie: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
28 luglio - Terlizzi: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
Info:
www.ombrenelmondo.org
www.altrevie.it
www.caragarbatella.org
L'evento è organizzato dalle associazioni Altrevie e Cara Garbatella.
18 luglio - Nerviano: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
19 luglio - Milano: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
22 luglio - Livorno: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
23 luglio - Brindisi: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
24 luglio - Matera: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
25 luglio - Acerenza: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
26 luglio – Mola di Bari: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
27 luglio - Grottaglie: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
28 luglio - Terlizzi: OmbrenelMondo presenterà il documentario di Pietro Luzzati “Bedu – I beduini palestinesi” e allestirà l'esposizione fotografica di Michele Trotter “Palestina: 2 paesi, 2 misure” in collaborazione con ULAIA ArteSud Onlus.
Info:
www.ombrenelmondo.org
www.altrevie.it
www.caragarbatella.org
giovedì 11 giugno 2009
OMBRENELMONDO IN SUD AMERICA CON "TODAY..."
Grazie alla collaborazione di Pedro Paulo Pinto de Araujo e del nostro videomaker Pietro Luzzati, OmbrenelMondo approda in Brasile a Rio de Janeiro.
Dal 12 al 18 giugno presso il Cinema Glòria verrà proiettato il documentario di Luzzati "Today, a special day - Um dia especial" prodotto lo scorso anno dall'Associazione OmbrenelMondo

Per ulteriori informazioni:
http://www.ombrenelmondo.org/
http://www.pietroluzzati.com/
http://cinegloria.net/
da http://cinegloria.net/
"Un dia especial
de Pietro Luzzati
Brasil, // 2008 // 22 min// livre
Começa-se a vislumbrar a luz ao final do túnel da violência que abalou o norte do Uganda ao longo de duas décadas. Durante este período, milhões de meninos foram seqüestrados pelos rebeldes para preencher as linhas de seus exércitos e muitas outras meninas foram utilizadas para gerar novos soldados. Dezoito jovens, vindos de campos de refugiados no distrito de Gulu, levam ao palco o show “Tana libera tutti” (Esconde-esconde) para que o HIV/AIDS e a morte não sejam esquecidos"
Dal 12 al 18 giugno presso il Cinema Glòria verrà proiettato il documentario di Luzzati "Today, a special day - Um dia especial" prodotto lo scorso anno dall'Associazione OmbrenelMondo

Per ulteriori informazioni:
http://www.ombrenelmondo.org/
http://www.pietroluzzati.com/
http://cinegloria.net/
da http://cinegloria.net/
"Un dia especial
de Pietro Luzzati
Brasil, // 2008 // 22 min// livre
Começa-se a vislumbrar a luz ao final do túnel da violência que abalou o norte do Uganda ao longo de duas décadas. Durante este período, milhões de meninos foram seqüestrados pelos rebeldes para preencher as linhas de seus exércitos e muitas outras meninas foram utilizadas para gerar novos soldados. Dezoito jovens, vindos de campos de refugiados no distrito de Gulu, levam ao palco o show “Tana libera tutti” (Esconde-esconde) para que o HIV/AIDS e a morte não sejam esquecidos"
venerdì 29 maggio 2009
Roma, 30 maggio 2009
OmbrenelMondo aderisce alla manifestazione contro il G8 su immigrazione e sicurezza
Intolleranti al razzismo
Per abbattere muri e frontiere.
Per una cittadinanza globale
Nabruka Mimuni, questo è il nome della donna che si è tolta la vita nella notte tra il 6 e il 7 maggio nel lager di Ponte Galeria, alle porte di Roma. 227, le persone delle quali non conosciamo il nome né la sorte respinte verso la Libia nella stessa notte, inaugurando la linea dura del ministro Maroni sui respingimenti in mare. Inutile parlare di diritti umani inviolabili, illusorio appellarsi a una qualche convenzione internazionale, insufficiente erigersi a difesa della Costituzione italiana.
Classi separate, autobus separati, medici spia, presidi spia, reato di clandestinità, sindaci sceriffo, “sicurezza partecipata”, esercito nelle strade, militarismo civico, checkpoint metropolitani: il mondo intorno a noi sembra evolversi rapidamente in un’escalation di razzismo e violenza istituzionale che mirano a stringere tutte e tutti noi nella morsa della paura, dello sfruttamento e del controllo. Il governo blinda il pacchetto sicurezza. Berlusconi non vuole un’Italia multietnica e lo spettro dell’apartheid si fa realtà.
Le politiche razziste e securitarie sono pratiche di governo nella crisi economica. In assenza di politiche anticrisi l’unica risposta è la sicurezza che si traduce nella riduzione di libertà e diritti. Come fermare altrimenti le resistenze se non ingabbiando (preventivamente) la società, producendo separazione e odio razziale? Queste misure colpiscono in particolare i/le migranti ma riguardano tutti e puntano a dividere e a rompere i rapporti di solidarietà tra le persone, alimentando la paura e rendendo tutti più ricattabili.
Ma il futuro non è scritto. Le rivolte nei centri di detenzione per migranti (CIE), da Lampedusa a Torino, da Milano a Ponte Galeria, accendono un fuoco di speranza e libertà.
Le voci e le mobilitazioni contro il pacchetto sicurezza gridano che sono molti a sfidare la paura.
Le lotte sociali non si fermano, anzi si moltiplicano.
In questi giorni si tiene a Roma il G8 dei ministri della giustizia e degli interni, che discutono di sicurezza, crisi e immigrazione. A presiederlo il ministro razzista Roberto Maroni. Saranno in 8, solo in 8. Vorrebbero gestire la crisi sulla nostra pelle, laddove la politica economica non offre soluzioni, laddove il capitalismo traballa, laddove la crisi è globale e non conosce frontiere, la loro risposta è approfondire le differenze, contenere chi si ribella e chi lotta per la propria dignità.
E’ il momento di far convergere le nostre lotte, le lotte dei migranti, degli studenti, di lavoratori e lavoratrici precari che si ribellano a un mondo fatto di sbarramenti e frontiere, di muri e razzismo feroce. Queste lotte stanno costruendo una rete di resistenze alla crisi, al pacchetto sicurezza e al G8, che intende ratificare provvedimenti già operativi da tempo. Sui nostri corpi, sulle nostre vite, contro i nostri diritti.
Per questo facciamo appello per la manifestazione globale di Roma del 30 maggio.
Per contestare le politiche razziste e liberticide del governo del mondo, laddove il razzismo non guarda solo al colore della pelle, ma vuole colpire trasversalmente tutti coloro che reclamano diritti, reddito, casa, cittadinanza, libertà di movimento.
Contro il pacchetto sicurezza e le leggi razziste
Per la chiusura dei CIE in Italia, in Europa e in tutto il mediterraneo
Contro frontiere e muri, per la libertà di movimento
Siamo tutti clandestini, la cittadinanza che vogliamo è globale
http://www.associazionedifesalavoratori.org/article.php3?id_article=1145
http://altrosud.wordpress.com/2009/05/24/controvertice-g8-ministri-interni-a-roma-il-30-maggio-tutti-a-roma/
e molti altri...
Intolleranti al razzismo
Per abbattere muri e frontiere.
Per una cittadinanza globale
Nabruka Mimuni, questo è il nome della donna che si è tolta la vita nella notte tra il 6 e il 7 maggio nel lager di Ponte Galeria, alle porte di Roma. 227, le persone delle quali non conosciamo il nome né la sorte respinte verso la Libia nella stessa notte, inaugurando la linea dura del ministro Maroni sui respingimenti in mare. Inutile parlare di diritti umani inviolabili, illusorio appellarsi a una qualche convenzione internazionale, insufficiente erigersi a difesa della Costituzione italiana.
Classi separate, autobus separati, medici spia, presidi spia, reato di clandestinità, sindaci sceriffo, “sicurezza partecipata”, esercito nelle strade, militarismo civico, checkpoint metropolitani: il mondo intorno a noi sembra evolversi rapidamente in un’escalation di razzismo e violenza istituzionale che mirano a stringere tutte e tutti noi nella morsa della paura, dello sfruttamento e del controllo. Il governo blinda il pacchetto sicurezza. Berlusconi non vuole un’Italia multietnica e lo spettro dell’apartheid si fa realtà.
Le politiche razziste e securitarie sono pratiche di governo nella crisi economica. In assenza di politiche anticrisi l’unica risposta è la sicurezza che si traduce nella riduzione di libertà e diritti. Come fermare altrimenti le resistenze se non ingabbiando (preventivamente) la società, producendo separazione e odio razziale? Queste misure colpiscono in particolare i/le migranti ma riguardano tutti e puntano a dividere e a rompere i rapporti di solidarietà tra le persone, alimentando la paura e rendendo tutti più ricattabili.
Ma il futuro non è scritto. Le rivolte nei centri di detenzione per migranti (CIE), da Lampedusa a Torino, da Milano a Ponte Galeria, accendono un fuoco di speranza e libertà.
Le voci e le mobilitazioni contro il pacchetto sicurezza gridano che sono molti a sfidare la paura.
Le lotte sociali non si fermano, anzi si moltiplicano.
In questi giorni si tiene a Roma il G8 dei ministri della giustizia e degli interni, che discutono di sicurezza, crisi e immigrazione. A presiederlo il ministro razzista Roberto Maroni. Saranno in 8, solo in 8. Vorrebbero gestire la crisi sulla nostra pelle, laddove la politica economica non offre soluzioni, laddove il capitalismo traballa, laddove la crisi è globale e non conosce frontiere, la loro risposta è approfondire le differenze, contenere chi si ribella e chi lotta per la propria dignità.
E’ il momento di far convergere le nostre lotte, le lotte dei migranti, degli studenti, di lavoratori e lavoratrici precari che si ribellano a un mondo fatto di sbarramenti e frontiere, di muri e razzismo feroce. Queste lotte stanno costruendo una rete di resistenze alla crisi, al pacchetto sicurezza e al G8, che intende ratificare provvedimenti già operativi da tempo. Sui nostri corpi, sulle nostre vite, contro i nostri diritti.
Per questo facciamo appello per la manifestazione globale di Roma del 30 maggio.
Per contestare le politiche razziste e liberticide del governo del mondo, laddove il razzismo non guarda solo al colore della pelle, ma vuole colpire trasversalmente tutti coloro che reclamano diritti, reddito, casa, cittadinanza, libertà di movimento.
Contro il pacchetto sicurezza e le leggi razziste
Per la chiusura dei CIE in Italia, in Europa e in tutto il mediterraneo
Contro frontiere e muri, per la libertà di movimento
Siamo tutti clandestini, la cittadinanza che vogliamo è globale
http://www.associazionedifesalavoratori.org/article.php3?id_article=1145
http://altrosud.wordpress.com/2009/05/24/controvertice-g8-ministri-interni-a-roma-il-30-maggio-tutti-a-roma/
e molti altri...
mercoledì 29 aprile 2009
NEWS DA GAZA
Riceviamo questo messaggio - tramite Yousef Salman, delegato della Mezza Luna Rossa Palestinese in Italia - dal Dott. Raffaele, a capo di una delegazione di medici e che voleva portare solidarietà umana alla popolazione di Gaza, martoriata, prigioniera e sotto assedio brutale e disumano. La delegazione ha mandato a chiedere a tutti di scrivere, di denunciare il comportamento dei governanti israeliani che violano le leggi internazionali, limitando la libertà dei movimenti delle persone.
OGGETTO: DINIEGO DI ACCESSO A GAZA A DELEGAZIONE UMANITARIA ITALIANA In data 27 aprile 2009, una delegazione umanitaria costituente la Missione :” Gaza: ricostruire la speranza. Progetti per un’economia di Pace”, organizzata congiuntamente da un coordinamento formato da ONG Crocevia e Re.Co.Sol. , composta da un chirurgo, un medico
oftalmologo, un giornalista, difensori dei diritti umani e rappresentanti delle Municipalità italiane si è vista negare
l’ingresso nella Striscia di Gaza al valico di Erez. La motivazione del diniego è stata che…. Il permesso veniva negato. Tale atteggiamento risulta ancor più inopinato se si considera che la richiesta di accesso era stata regolarmente inoltrata alle autorità competenti , nei tempi dovuti, come coordinamento. Indignato e attonito per tale accadimento, il sottoscritto rivolge formale protesta e chiede che l’Ambasciatore d’Israele a Roma ed il Ministero degli Affari Esteri italiano si attivino al più
presto, per quanto di loro competenza, affinché venga concesso il permesso di ingresso nella striscia di Gaza agli operatori umanitari di questa missione che, si ribadisce, ha esclusivamente finalità umanitaria, è rivolta alle popolazioni civili, ed è priva di qualsivoglia risvolto politico. Non c’è ragione per negare loro l’ingresso. Distinti saluti.
Mail a:
info-coor@roma.mfa.gov.il
(Ufficio Affari Politici e Relazioni Estere Ambasciata
d’Israele in Italia)
amb-sec@roma.mfa.gov.il
(Segreteria Ambasciata d’Israele in Italia)
segreteria.frattini@esteri.it
(Capo Segreteria e Segretario Particolare Ministro degli
Affari Esteri Italiano)
OGGETTO: DINIEGO DI ACCESSO A GAZA A DELEGAZIONE UMANITARIA ITALIANA In data 27 aprile 2009, una delegazione umanitaria costituente la Missione :” Gaza: ricostruire la speranza. Progetti per un’economia di Pace”, organizzata congiuntamente da un coordinamento formato da ONG Crocevia e Re.Co.Sol. , composta da un chirurgo, un medico
oftalmologo, un giornalista, difensori dei diritti umani e rappresentanti delle Municipalità italiane si è vista negare
l’ingresso nella Striscia di Gaza al valico di Erez. La motivazione del diniego è stata che…. Il permesso veniva negato. Tale atteggiamento risulta ancor più inopinato se si considera che la richiesta di accesso era stata regolarmente inoltrata alle autorità competenti , nei tempi dovuti, come coordinamento. Indignato e attonito per tale accadimento, il sottoscritto rivolge formale protesta e chiede che l’Ambasciatore d’Israele a Roma ed il Ministero degli Affari Esteri italiano si attivino al più
presto, per quanto di loro competenza, affinché venga concesso il permesso di ingresso nella striscia di Gaza agli operatori umanitari di questa missione che, si ribadisce, ha esclusivamente finalità umanitaria, è rivolta alle popolazioni civili, ed è priva di qualsivoglia risvolto politico. Non c’è ragione per negare loro l’ingresso. Distinti saluti.
Mail a:
info-coor@roma.mfa.gov.il
(Ufficio Affari Politici e Relazioni Estere Ambasciata
d’Israele in Italia)
amb-sec@roma.mfa.gov.il
(Segreteria Ambasciata d’Israele in Italia)
segreteria.frattini@esteri.it
(Capo Segreteria e Segretario Particolare Ministro degli
Affari Esteri Italiano)
domenica 19 aprile 2009
"Moroto Town"
Michele Trotter
Ugly si avvicina con il viso serio e l'aria di chi voglia ricordarti che quella è casa sua e che tu sei sì il ben venuto ma come ospite non come invasore. Quando è a pochi passi ti accorgi che quell'atteggiamento è dato forse più dall'alcol che ha in corpo che gli dà un certo tono. Inizia il racconto della sua vita, parla della sua famiglia, degli anni passati a studiare in Kenya grazie all'aiuto di un missionario, ai sogni di poter terminare gli studi e intraprendere una carriera. Poi il missionario è stato trasferito e lui si è sposato. Pochi anni dopo la moglie muore e con i due figli Ugly approda a Moroto dove si risposa.

Moroto, un agglomerato di poco più di settemila persone che sorge in una delle zone più inospitali dell'Africa subsahariana orientale e che, essendo il principale centro della regione del Karamoja, - in Uganda – è stato eletto capoluogo della stessa. Tutti parlano di Moroto come di una città eppure non assomiglia ne a una città ne tanto meno ad un villaggio; l'impatto è quello di un insieme di campi profughi di diversa natura riuniti in un territorio di pochi chilometri quadrati. I karimojong di Moroto infatti possono essere considerati in buona parte come persone non autoctone, molti di essi provengono da altre zone del Karamoja quando non da altre regioni dell'Uganda. I karimojong di Moroto spesso sono persone che hanno perso le loro ricchezze nei villaggi di origine e che sono venuti in città alla ricerca di una fonte di sopravvivenza. Purtroppo però la regione non offre, come territorio e clima, grandi possibilità di sopravvivenza alla propria gente. Negli ultimi trent'anni la situazione è stata considerata di perenne emergenza mancando la possibilità di soddisfare alcuni dei bisogni primari di un essere umano; questo fatto è stato causato da alcuni elementi – siccità, isolamento, diffusione delle armi, cultura pressoché primitiva – che sommati tra loro hanno indebolito le possibilità di vita dei karimojong e ne hanno minato la cultura. Proprio a livello culturale è intervenuto infine un fattore esterno che si è insidiato pericolosamente in una società che ancora oggi può essere considerata come legata a pratiche si sopravvivenza e per questo impreparata ad affrontare influssi esterni non pesati. Il fattore in questione è l'assistenzialismo del quale si sono ammantati in passato la Chiesa e le prime Organizzazioni Non Governative giunte in Karamoja negli anni ottanta. Oggi, a distanza di tre decenni, è chiaro che – pur avendo salvato migliaia di vite umane - questa strategia “di salvezza” ha provocato un forte sbandamento culturale nelle popolazioni che vivono nei centri urbani come Moroto creando la diffusa mentalità dell'”attesa”, sulla quale si sono poi innestati i prodotti più commerciali della società occidentale di questi ultimi anni, ossia le mode, i cliché, il materialismo e l'individualismo.
Camminando per le poche vie di “Moroto Town” - come viene erroneamente chiamata – si è di fronte a un mondo in perenne attesa; se però bambini e ragazzi di strada vagano sonnolenti alla ricerca di qualche espediente che svolti la loro giornata e gli uomini passano interminabili ore nutrendosi di gioco d'azzardo e birra di produzione locale, le donne – com'è uso in buona parte dell'Africa, e come d'altra parte lo era in passato anche nel mondo occidentale – passano le loro giornate ad accudire i figli più piccoli e a badare alle cuocenti e malsane “case”. In Karamoja le temperature di giorno superano i quaranta gradi e spesso le abitazioni sono coperte di lamiere che si infiammano sotto i raggi del sole rendendole inabitabili. La notte alla luce delle lanterne diventa momento di sfogo soprattutto per i tanti giovani che attratti dai messaggi della pubblicità così come concepita in occidente si ubriacano, avvolti da vestiti attillati, al suono di musica finto-pop karimojong. L'alba e il tramonto introducono al cambio di ritmo imminente e sembrano essere gli unici momenti in cui Moroto torna ad essere parte di una cultura distante, salvata dal caldo del giorno e dall'alcol della notte.
“Musungu tam tam, money, tobacco, t-shirt”. Ecco le parole della gente al passaggio dell'”uomo bianco”. La richiesta è incessante ma a risposta negativa non corrispondono insulti o maledizioni, ci scappa una risata che immancabilmente stempera gli animi già irritati degli stranieri. Sì, perché in Karamoja il bianco non solo è straniero ma, come raramente avviene, ha la possibilità di sperimentare realmente cosa voglia dire sentirsi straniero.
Oggi Ugly vive con la moglie, i cinque figli e altri membri delle rispettive famiglie d'origine, senza un lavoro stabile – gli capita di essere chiamato per spaccare le pietre o per scaricare i camion, in uno dei quartieri di Moroto, chiamato Nakapelimen. “Sono senza lavoro, ho cinque bambini, cosa posso fare?” Ripete questa frase convinto che la risposta possa venire solo dal “bianco”, uomo ricco che può tutto. Ci stringe ripetutamente la mano chiedendo una presa di tabacco o mille scellini per comperare una soda. Poi sorride, si volta e se ne va.
Ugly si avvicina con il viso serio e l'aria di chi voglia ricordarti che quella è casa sua e che tu sei sì il ben venuto ma come ospite non come invasore. Quando è a pochi passi ti accorgi che quell'atteggiamento è dato forse più dall'alcol che ha in corpo che gli dà un certo tono. Inizia il racconto della sua vita, parla della sua famiglia, degli anni passati a studiare in Kenya grazie all'aiuto di un missionario, ai sogni di poter terminare gli studi e intraprendere una carriera. Poi il missionario è stato trasferito e lui si è sposato. Pochi anni dopo la moglie muore e con i due figli Ugly approda a Moroto dove si risposa.

Moroto, un agglomerato di poco più di settemila persone che sorge in una delle zone più inospitali dell'Africa subsahariana orientale e che, essendo il principale centro della regione del Karamoja, - in Uganda – è stato eletto capoluogo della stessa. Tutti parlano di Moroto come di una città eppure non assomiglia ne a una città ne tanto meno ad un villaggio; l'impatto è quello di un insieme di campi profughi di diversa natura riuniti in un territorio di pochi chilometri quadrati. I karimojong di Moroto infatti possono essere considerati in buona parte come persone non autoctone, molti di essi provengono da altre zone del Karamoja quando non da altre regioni dell'Uganda. I karimojong di Moroto spesso sono persone che hanno perso le loro ricchezze nei villaggi di origine e che sono venuti in città alla ricerca di una fonte di sopravvivenza. Purtroppo però la regione non offre, come territorio e clima, grandi possibilità di sopravvivenza alla propria gente. Negli ultimi trent'anni la situazione è stata considerata di perenne emergenza mancando la possibilità di soddisfare alcuni dei bisogni primari di un essere umano; questo fatto è stato causato da alcuni elementi – siccità, isolamento, diffusione delle armi, cultura pressoché primitiva – che sommati tra loro hanno indebolito le possibilità di vita dei karimojong e ne hanno minato la cultura. Proprio a livello culturale è intervenuto infine un fattore esterno che si è insidiato pericolosamente in una società che ancora oggi può essere considerata come legata a pratiche si sopravvivenza e per questo impreparata ad affrontare influssi esterni non pesati. Il fattore in questione è l'assistenzialismo del quale si sono ammantati in passato la Chiesa e le prime Organizzazioni Non Governative giunte in Karamoja negli anni ottanta. Oggi, a distanza di tre decenni, è chiaro che – pur avendo salvato migliaia di vite umane - questa strategia “di salvezza” ha provocato un forte sbandamento culturale nelle popolazioni che vivono nei centri urbani come Moroto creando la diffusa mentalità dell'”attesa”, sulla quale si sono poi innestati i prodotti più commerciali della società occidentale di questi ultimi anni, ossia le mode, i cliché, il materialismo e l'individualismo.
Camminando per le poche vie di “Moroto Town” - come viene erroneamente chiamata – si è di fronte a un mondo in perenne attesa; se però bambini e ragazzi di strada vagano sonnolenti alla ricerca di qualche espediente che svolti la loro giornata e gli uomini passano interminabili ore nutrendosi di gioco d'azzardo e birra di produzione locale, le donne – com'è uso in buona parte dell'Africa, e come d'altra parte lo era in passato anche nel mondo occidentale – passano le loro giornate ad accudire i figli più piccoli e a badare alle cuocenti e malsane “case”. In Karamoja le temperature di giorno superano i quaranta gradi e spesso le abitazioni sono coperte di lamiere che si infiammano sotto i raggi del sole rendendole inabitabili. La notte alla luce delle lanterne diventa momento di sfogo soprattutto per i tanti giovani che attratti dai messaggi della pubblicità così come concepita in occidente si ubriacano, avvolti da vestiti attillati, al suono di musica finto-pop karimojong. L'alba e il tramonto introducono al cambio di ritmo imminente e sembrano essere gli unici momenti in cui Moroto torna ad essere parte di una cultura distante, salvata dal caldo del giorno e dall'alcol della notte.
“Musungu tam tam, money, tobacco, t-shirt”. Ecco le parole della gente al passaggio dell'”uomo bianco”. La richiesta è incessante ma a risposta negativa non corrispondono insulti o maledizioni, ci scappa una risata che immancabilmente stempera gli animi già irritati degli stranieri. Sì, perché in Karamoja il bianco non solo è straniero ma, come raramente avviene, ha la possibilità di sperimentare realmente cosa voglia dire sentirsi straniero.
Oggi Ugly vive con la moglie, i cinque figli e altri membri delle rispettive famiglie d'origine, senza un lavoro stabile – gli capita di essere chiamato per spaccare le pietre o per scaricare i camion, in uno dei quartieri di Moroto, chiamato Nakapelimen. “Sono senza lavoro, ho cinque bambini, cosa posso fare?” Ripete questa frase convinto che la risposta possa venire solo dal “bianco”, uomo ricco che può tutto. Ci stringe ripetutamente la mano chiedendo una presa di tabacco o mille scellini per comperare una soda. Poi sorride, si volta e se ne va.
sabato 11 aprile 2009
Gulu - nord Uganda: brevi notizie sulla situazione attuale.
di Michele Trotter
Da Gulu in questi ultimi anni non si può tornare senza portare con se traccia del grande cambiamento che è in atto nel distretto come in tutto il nord Uganda. Un cambiamento che a prima vista potrebbe sembrare come un grosso passo avanti nella vita della popolazione acholi che per 15 anni ha vissuto rinchiusa in campi profughi privata dei minimi servizi per un essere umano.
Oggi tutto è cambiato, i profughi sono tornati ad essere cittadini ugandesi, oggi i campi hanno cambiato nome e molte persone hanno potuto tornare alle proprie terre. Visto dall'esterno sembra un traguardo raggiunto dopo anni di dolore, un tentativo di annientamento che pare non riuscito. Invece no. La macchina perversa prosegue e oggi il popolo acholi si ritrova immerso in un mare di instabilità, sociale, culturale, psicologica ed economica. Un incubo che prosegue. Nelle menti delle donne che troppe volte hanno subito le violenze di qualsiasi uomo sulla loro strada, nelle menti dei giovani che non hanno conosciuto altro che il campo e non hanno idea di cosa voglia dire “vivere”, nelle menti degli anziani che spesso sono rimasti soli e sono improduttivi, costretti a elemosinare ai bordi delle strade. Una rinascita che nasce monca. Perché i cambiamenti se non ben supportati spesso sono come castelli pericolanti che implodono su se stessi. Il castello in nord Uganda si chiama rinascita: infatti negli ultimi tre anni la città di Gulu sembra veramente rinata; le banche sono triplicate, gli alberghi e i ristoranti quasi raddoppiati, le case dei benestanti quadruplicate. Anche la strada che da Kampala porta a Gulu ormai è quasi completamente riasfaltata, gli autobus percorrono la tratta 24 ore su 24, con il sole e con la pioggia. Le ONG invece se ne stanno andando da Gulu: la guerra è finita; è finita l'emergenza. Il nord Uganda ormai non è più un buon business. Oggi si parla di Karamoja e di sud Sudan. E proprio il sud Sudan ha visto negli ultimi anni un intensificarsi non solo della presenza occidentale ma anche dei commerci... e qui i commerci con il sud Sudan passano quasi obbligatoriamente da Gulu.
Gulu però non è solo business, è anche il luogo pioniere nel nord Uganda, dove i cambiamenti attecchiscono con più rapidità: oggi a Gulu i ragazzi e le ragazze passeggiano per strada mano nella mano, le donne guidano la motocicletta, i locali notturni – pochi per la verità – tengono aperto fino a tarda sera. Ognuno ricerca nel proprio vivere un moto di rinascita, una traccia di realtà da applicare a un sogno. Ma qui anche i sogni sono contorti, intaccati da un passato scomodo che si riflette irrimediabilmente sul presente, che rende queste popolazioni vittime del passato e intrappolate nel presente; un meccanismo ben creato e dal quale difficilmente si potrà uscire se non con cambiamenti radicali. Purtroppo il potere di cambiare in nord Uganda non è in mano al popolo ma esclusivamente al governo, alle autorità locali e ai loro supporter internazionali; e come la storia insegna i cambiamenti in meglio spesso non passano dai cosiddetti poteri forti.
A Gulu come in tutto il resto del mondo il business che arricchisce è a favore di pochi ma tutti sognano di arricchirsi e cambiar vita, e tutte le strade sono lecite; la prima e ormai radicata è la corruzione che intacca tutti i settori e gli strati sociali: se non paghi non fai. E con questo metodo pochi si arricchiscono a danno della massa: uno di questi pochi guarda caso è Joseph Kony, capo ribelle che per vent'anni ha contribuito alla distruzione del suo stesso popolo, la cui famiglia a Gulu ha parecchi possedimenti; è incredibile vedere come i suoi “cari” vivano ancora lì, assieme alla gente che per anni hanno massacrato, supportati dalle autorità locali e dai militari, prova concreta della passata e presente connivenza tra il governo ugandese e i ribelli dell'LRA.
Il nord Uganda però non è solo la città di Gulu ma anzi per la maggior parte è vita rurale, che oggi pezzo pezzo si sta ricostruendo; purtroppo però mancano i mattoni: mancano innanzitutto le terre – molte delle quali vendute dal Governo alle multinazionali straniere, mancano le vie di comunicazione - le persone si spostano a piedi utilizzando sentieri, mancano molti generi alimentari – fino a che non arriverà la stagione delle piogge non si potrà coltivare, mancano scuole e centri sanitari – quelli esistenti vicino ai nuovi luoghi di abitazione risalgono a prima della guerra, mancano fonti d'acqua nelle vicinanze delle abitazioni – se funzionanti sono anche a più di 8/10 chilometri, mancano le stesse case – infatti è la popolazione a costruirsele visto che da parte del Governo non sono praticamente giunti aiuti. I soldi stanziati da Kampala nei mesi passati sono magicamente spariti e il Presidente Museveni ha dichiarato che per il nord Uganda non ci sono altri fondi perché tutti stanziati in vista delle elezioni 2011. Inoltre le Organizzazioni non Governative dal nord Uganda se ne vanno, come detto sopra, perché non è più un buon business, perché i soldi a fiumi e con meno controlli ci sono solo dove c'è emergenza, e in nord Uganda l'emergenza, così come viene considerata nel mondo della cooperazione, è finita. Purtroppo nella realtà però l'emergenza è più viva di prima, non è un'emergenza di guerra ma di pace, perché pace in nord Uganda vuol dire AIDS, vuol dire esclusione, vuol dire corruzione, vuol dire mancanza di educazione, vuol dire instabilità. La pace oggi ha tolto le bende al nord Uganda, scoprendo un malato agonizzante, una terra che è distrutta anzi, una terra che non è. Non è qualcosa di comprensibile. Stralci di passato ammassati alla rinfusa. E non basteranno di certo vent'anni di pace – sperando non sia diversamente – per cancellare ciò che è stato.
Da Gulu in questi ultimi anni non si può tornare senza portare con se traccia del grande cambiamento che è in atto nel distretto come in tutto il nord Uganda. Un cambiamento che a prima vista potrebbe sembrare come un grosso passo avanti nella vita della popolazione acholi che per 15 anni ha vissuto rinchiusa in campi profughi privata dei minimi servizi per un essere umano.
Oggi tutto è cambiato, i profughi sono tornati ad essere cittadini ugandesi, oggi i campi hanno cambiato nome e molte persone hanno potuto tornare alle proprie terre. Visto dall'esterno sembra un traguardo raggiunto dopo anni di dolore, un tentativo di annientamento che pare non riuscito. Invece no. La macchina perversa prosegue e oggi il popolo acholi si ritrova immerso in un mare di instabilità, sociale, culturale, psicologica ed economica. Un incubo che prosegue. Nelle menti delle donne che troppe volte hanno subito le violenze di qualsiasi uomo sulla loro strada, nelle menti dei giovani che non hanno conosciuto altro che il campo e non hanno idea di cosa voglia dire “vivere”, nelle menti degli anziani che spesso sono rimasti soli e sono improduttivi, costretti a elemosinare ai bordi delle strade. Una rinascita che nasce monca. Perché i cambiamenti se non ben supportati spesso sono come castelli pericolanti che implodono su se stessi. Il castello in nord Uganda si chiama rinascita: infatti negli ultimi tre anni la città di Gulu sembra veramente rinata; le banche sono triplicate, gli alberghi e i ristoranti quasi raddoppiati, le case dei benestanti quadruplicate. Anche la strada che da Kampala porta a Gulu ormai è quasi completamente riasfaltata, gli autobus percorrono la tratta 24 ore su 24, con il sole e con la pioggia. Le ONG invece se ne stanno andando da Gulu: la guerra è finita; è finita l'emergenza. Il nord Uganda ormai non è più un buon business. Oggi si parla di Karamoja e di sud Sudan. E proprio il sud Sudan ha visto negli ultimi anni un intensificarsi non solo della presenza occidentale ma anche dei commerci... e qui i commerci con il sud Sudan passano quasi obbligatoriamente da Gulu.
Gulu però non è solo business, è anche il luogo pioniere nel nord Uganda, dove i cambiamenti attecchiscono con più rapidità: oggi a Gulu i ragazzi e le ragazze passeggiano per strada mano nella mano, le donne guidano la motocicletta, i locali notturni – pochi per la verità – tengono aperto fino a tarda sera. Ognuno ricerca nel proprio vivere un moto di rinascita, una traccia di realtà da applicare a un sogno. Ma qui anche i sogni sono contorti, intaccati da un passato scomodo che si riflette irrimediabilmente sul presente, che rende queste popolazioni vittime del passato e intrappolate nel presente; un meccanismo ben creato e dal quale difficilmente si potrà uscire se non con cambiamenti radicali. Purtroppo il potere di cambiare in nord Uganda non è in mano al popolo ma esclusivamente al governo, alle autorità locali e ai loro supporter internazionali; e come la storia insegna i cambiamenti in meglio spesso non passano dai cosiddetti poteri forti.
A Gulu come in tutto il resto del mondo il business che arricchisce è a favore di pochi ma tutti sognano di arricchirsi e cambiar vita, e tutte le strade sono lecite; la prima e ormai radicata è la corruzione che intacca tutti i settori e gli strati sociali: se non paghi non fai. E con questo metodo pochi si arricchiscono a danno della massa: uno di questi pochi guarda caso è Joseph Kony, capo ribelle che per vent'anni ha contribuito alla distruzione del suo stesso popolo, la cui famiglia a Gulu ha parecchi possedimenti; è incredibile vedere come i suoi “cari” vivano ancora lì, assieme alla gente che per anni hanno massacrato, supportati dalle autorità locali e dai militari, prova concreta della passata e presente connivenza tra il governo ugandese e i ribelli dell'LRA.
Il nord Uganda però non è solo la città di Gulu ma anzi per la maggior parte è vita rurale, che oggi pezzo pezzo si sta ricostruendo; purtroppo però mancano i mattoni: mancano innanzitutto le terre – molte delle quali vendute dal Governo alle multinazionali straniere, mancano le vie di comunicazione - le persone si spostano a piedi utilizzando sentieri, mancano molti generi alimentari – fino a che non arriverà la stagione delle piogge non si potrà coltivare, mancano scuole e centri sanitari – quelli esistenti vicino ai nuovi luoghi di abitazione risalgono a prima della guerra, mancano fonti d'acqua nelle vicinanze delle abitazioni – se funzionanti sono anche a più di 8/10 chilometri, mancano le stesse case – infatti è la popolazione a costruirsele visto che da parte del Governo non sono praticamente giunti aiuti. I soldi stanziati da Kampala nei mesi passati sono magicamente spariti e il Presidente Museveni ha dichiarato che per il nord Uganda non ci sono altri fondi perché tutti stanziati in vista delle elezioni 2011. Inoltre le Organizzazioni non Governative dal nord Uganda se ne vanno, come detto sopra, perché non è più un buon business, perché i soldi a fiumi e con meno controlli ci sono solo dove c'è emergenza, e in nord Uganda l'emergenza, così come viene considerata nel mondo della cooperazione, è finita. Purtroppo nella realtà però l'emergenza è più viva di prima, non è un'emergenza di guerra ma di pace, perché pace in nord Uganda vuol dire AIDS, vuol dire esclusione, vuol dire corruzione, vuol dire mancanza di educazione, vuol dire instabilità. La pace oggi ha tolto le bende al nord Uganda, scoprendo un malato agonizzante, una terra che è distrutta anzi, una terra che non è. Non è qualcosa di comprensibile. Stralci di passato ammassati alla rinfusa. E non basteranno di certo vent'anni di pace – sperando non sia diversamente – per cancellare ciò che è stato.
lunedì 23 marzo 2009
ONM in Moroto '09 Le foto dello spettacolo
Moroto – Uganda, 23 marzo 2009
Ieri si è concluso il progetto "ONM in Moroto '09" con lo spettacolo finale messo in scena presso la sede del partner locale Cooperation and Development a Moroto.
Alla presenza di oltre 300 persone gli 8 beneficiari rimasti hanno presentato trenta minuti di performance di teatro, giocoleria e acrobatica.
Anche l'ultima giornata è stata caratterizzata da problematiche, come tutto il percorso effettuato, che hanno messo a dura prova gli insegnanti, i quali tuttavia sono riusciti a risolverli portando il gruppo di beneficiari ad effettuare una buona prova in occasione della performance finale.
Domani i rappresentanti di OmbrenelMondo incontreranno i responsabili del Centro Giovani del partner locale per fare il punto della situazione in vista del possibile proseguo del progetto. Mercoledì il gruppo di internazionali presenti a Moroto farà rientro a Kampala dove si fermerà per tre giorni e avrà modo di ridiscutere i termini del progetto con il Country Rapresentative di Cooperation and Development.
Nel concludere questa prima fase del progetto “ONM in Moroto '09” ringraziamo tutti quelli che hanno collaborato alla sua realizzazione e in particolare:
Per Ombre nel Mondo
La coordinatrice e insegnante Pisana Cersosimo
Il Direttivo e tutti i soci
L'Insegnante Federico Moro
Il Videomaker Franco Consales
Per Cooperation and Development:
Giorgio Lappo
Fabio Gigantino
Benedetta Di Cintio
Betty, Charles e Moses
Giuliana e lo staff di C&D Moroto
Lo staff di C&D Kampala
Cristina e Martina
Le autorità e la popolazione di Moroto e in particolare di:
Nakapelimen
Kasimiri
Camp Swaili
Il villaggio di Tapac
Il villaggio di Lopotuk
I partecipanti al training:
Daniel
Robin
Emanuel
Kalisto
Thomas
Locheris
Lotimon
Samuel
Koriang
Laro
OmbrenelMondo '09

























Ieri si è concluso il progetto "ONM in Moroto '09" con lo spettacolo finale messo in scena presso la sede del partner locale Cooperation and Development a Moroto.
Alla presenza di oltre 300 persone gli 8 beneficiari rimasti hanno presentato trenta minuti di performance di teatro, giocoleria e acrobatica.
Anche l'ultima giornata è stata caratterizzata da problematiche, come tutto il percorso effettuato, che hanno messo a dura prova gli insegnanti, i quali tuttavia sono riusciti a risolverli portando il gruppo di beneficiari ad effettuare una buona prova in occasione della performance finale.
Domani i rappresentanti di OmbrenelMondo incontreranno i responsabili del Centro Giovani del partner locale per fare il punto della situazione in vista del possibile proseguo del progetto. Mercoledì il gruppo di internazionali presenti a Moroto farà rientro a Kampala dove si fermerà per tre giorni e avrà modo di ridiscutere i termini del progetto con il Country Rapresentative di Cooperation and Development.
Nel concludere questa prima fase del progetto “ONM in Moroto '09” ringraziamo tutti quelli che hanno collaborato alla sua realizzazione e in particolare:
Per Ombre nel Mondo
La coordinatrice e insegnante Pisana Cersosimo
Il Direttivo e tutti i soci
L'Insegnante Federico Moro
Il Videomaker Franco Consales
Per Cooperation and Development:
Giorgio Lappo
Fabio Gigantino
Benedetta Di Cintio
Betty, Charles e Moses
Giuliana e lo staff di C&D Moroto
Lo staff di C&D Kampala
Cristina e Martina
Le autorità e la popolazione di Moroto e in particolare di:
Nakapelimen
Kasimiri
Camp Swaili
Il villaggio di Tapac
Il villaggio di Lopotuk
I partecipanti al training:
Daniel
Robin
Emanuel
Kalisto
Thomas
Locheris
Lotimon
Samuel
Koriang
Laro
OmbrenelMondo '09

























sabato 21 marzo 2009
ONM in Moroto '09 - Le foto della prova aperta
Il progetto “ONM in Moroto '09” è quasi al termine; giovedì 19 marzo si sono tenute due prove aperte dello spettacolo preparato dagli insegnanti Federico Moro e Pisana Cersosimo nella municipalità di Moroto. E' di queste ore però la decisione da parte del personale di OmbrenelMondo presente in Uganda di cancellare il primo dei due spettacoli previsti per questo fine-settimana a causa delle innumerevoli complicazioni che hanno segnato il percorso dal 22 febbraio ad oggi, complicazioni che spesso derivano dalla difficile realtà nella quale si opera e che altrettanto di frequente rendono impossibile l'avanzamento del lavoro secondo i piani previsti.
Lo spettacolo conclusivo della prima fase del progetto si terrà comunque domenica 22 marzo presso il Centro Giovani del partner locale Cooperationa & Development a Moroto alle ore 15 circa.
Nel corso della giornata di lunedì 23 verranno effettuati due collegamenti con l'Italia grazie ai due network radiofonici romani Area e Amisnet.
Parallelamente al lavoro teatrale di giocoleria e acrobatica sta giungendo al termine anche il lavoro di acquisizione di immagini e interviste portato avanti nel distretto di Moroto dal videomaker Franco Consales che, come già anticipato, culminerà nei mesi da aprile ad agosto con il montaggio di un documentario sulla realtà del Karamoja ed in particolare sul grande problema dell'alcolismo. Il documentario prodotto da OmbrenelMondo verrà presentato il prossimo autunno in Italia.














Lo spettacolo conclusivo della prima fase del progetto si terrà comunque domenica 22 marzo presso il Centro Giovani del partner locale Cooperationa & Development a Moroto alle ore 15 circa.
Nel corso della giornata di lunedì 23 verranno effettuati due collegamenti con l'Italia grazie ai due network radiofonici romani Area e Amisnet.
Parallelamente al lavoro teatrale di giocoleria e acrobatica sta giungendo al termine anche il lavoro di acquisizione di immagini e interviste portato avanti nel distretto di Moroto dal videomaker Franco Consales che, come già anticipato, culminerà nei mesi da aprile ad agosto con il montaggio di un documentario sulla realtà del Karamoja ed in particolare sul grande problema dell'alcolismo. Il documentario prodotto da OmbrenelMondo verrà presentato il prossimo autunno in Italia.














domenica 15 marzo 2009
Moroto – Uganda, 15 marzo 2009
Dopo tre settimane il progetto ONM in Moroto '09 sta per giungere al termine.
Il 19 marzo avremo la prima verifica in quanto i 10 beneficiari si metteranno alla prova con una performance che avrà luogo in due quartieri della città di Moroto. La prova aperta avrà una durata di mezz'ora circa e mostrerà parte dello spettacolo che verrà messo in scena il 21 Marzo nella città di Kotido e il 22 marzo nella città di Moroto presso il Centro Giovani di “Don Vittorio”, in collaborazione con l'NGO “Cooperation and Development”.
L'argomento che si è deciso di affrontare nell'economia dello spettacolo è quello dell'alcolismo e dei suoi effetti, visto che il problema ha ricadute su tutti i componenti della società karimojong.
Partendo dalla realtà quotidiana si è realizzato un racconto che si apre con ritrovamento casuale di un baule; alcuni giovani lo trasportano nel loro villaggio e arrivati a casa lo forzano per capire cosa contiene.
Dal baule escono alcuni oggetti tra cui bastoni, coperte tipiche, palline, cerchi ma soprattutto buste e bottiglie di Waragi, un distillato alcolico che negli ultimi anni si è diffuso rapidamente nella società karimojong e che ha prodotto effetti devastanti prima sconosciuti.
Alcuni dei ragazzi cominciano a bere, altri rifiutano e un paio di loro cerca ancora nel baule dal quale estraggono anche una lettera.
La lettera contiene il racconto di un giovane uomo che cade nel vortice dell'alcol e per questo finisce col perdere il suo status sociale e la sua libertà.
La lettura della lettera diviene monito per i ragazzi che scoprono, anche attraverso l'utilizzo di alcuni nuovi oggetti (palline e cerchi anch'essi presenti nel baule) la possibilità di acquisire nuove abilità.
Nei giorni degli spettacoli inoltre si realizzeranno collegamenti con alcune radio locali e nazionali italiane che daranno risalto agli eventi. Per specifiche a riguardo nei suddetti giorni potete consultare il nostro sito www.ombrenelmondo.org.
Il progetto si concluderà martedì 24 marzo con il rientro degli internazionali in Italia.
Entro la fine del mese di aprile verrà prodotta la relazione finale della prima fase del progetto che sarà disponibile anche on-line. In base a quanto emergerà dalla stessa si deciderà la strategia da seguire per il secondo periodo che ad oggi prevede il proseguo del progetto sotto la gestione del partner locale fino al ritorno degli internazionali ad agosto.
Nel concludere vi ricordiamo che sul blog dell'Associazione – www.ombrenelmondo.blogspot.com – sono disponibili le prime foto del progetto.
Il 19 marzo avremo la prima verifica in quanto i 10 beneficiari si metteranno alla prova con una performance che avrà luogo in due quartieri della città di Moroto. La prova aperta avrà una durata di mezz'ora circa e mostrerà parte dello spettacolo che verrà messo in scena il 21 Marzo nella città di Kotido e il 22 marzo nella città di Moroto presso il Centro Giovani di “Don Vittorio”, in collaborazione con l'NGO “Cooperation and Development”.
L'argomento che si è deciso di affrontare nell'economia dello spettacolo è quello dell'alcolismo e dei suoi effetti, visto che il problema ha ricadute su tutti i componenti della società karimojong.
Partendo dalla realtà quotidiana si è realizzato un racconto che si apre con ritrovamento casuale di un baule; alcuni giovani lo trasportano nel loro villaggio e arrivati a casa lo forzano per capire cosa contiene.
Dal baule escono alcuni oggetti tra cui bastoni, coperte tipiche, palline, cerchi ma soprattutto buste e bottiglie di Waragi, un distillato alcolico che negli ultimi anni si è diffuso rapidamente nella società karimojong e che ha prodotto effetti devastanti prima sconosciuti.
Alcuni dei ragazzi cominciano a bere, altri rifiutano e un paio di loro cerca ancora nel baule dal quale estraggono anche una lettera.
La lettera contiene il racconto di un giovane uomo che cade nel vortice dell'alcol e per questo finisce col perdere il suo status sociale e la sua libertà.
La lettura della lettera diviene monito per i ragazzi che scoprono, anche attraverso l'utilizzo di alcuni nuovi oggetti (palline e cerchi anch'essi presenti nel baule) la possibilità di acquisire nuove abilità.
Nei giorni degli spettacoli inoltre si realizzeranno collegamenti con alcune radio locali e nazionali italiane che daranno risalto agli eventi. Per specifiche a riguardo nei suddetti giorni potete consultare il nostro sito www.ombrenelmondo.org.
Il progetto si concluderà martedì 24 marzo con il rientro degli internazionali in Italia.
Entro la fine del mese di aprile verrà prodotta la relazione finale della prima fase del progetto che sarà disponibile anche on-line. In base a quanto emergerà dalla stessa si deciderà la strategia da seguire per il secondo periodo che ad oggi prevede il proseguo del progetto sotto la gestione del partner locale fino al ritorno degli internazionali ad agosto.
Nel concludere vi ricordiamo che sul blog dell'Associazione – www.ombrenelmondo.blogspot.com – sono disponibili le prime foto del progetto.
giovedì 12 marzo 2009
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