mercoledì 11 febbraio 2009

CONGO: E' UN ALTRO MASSACRO

Gulu, nord Uganda – 11 febbraio 2009

Da pochi giorni a Gulu, in nord Uganda, per seguire il progetto EstroinGulu e già siamo immersi nel vortice di instabilità che caratterizza l'evoluzione in questa regione ormai da più di due anni. Un vortice che ci riporta subito a stretto contatto con le problematiche del luogo e delle persone e con le quali anche noi occidentali - per poter collaborare con i locali - siamo costretti a fare i conti quando non a subirle; come ti viene sbattuto in faccia all'arrivo, questa è l'Africa, o meglio, “this is Uganda”. In questi primi giorni, in queste prime ore in Africa sub-sahariana abbiamo anche sbattuto violentemente la testa contro gli avvenimenti che stanno accadendo al di fuori dei confini ugandesi ma che dell'Uganda sono stati parte; proprio a tale proposito nelle prossime settimane pubblicheremo un articolo su ciò che regolarmente succede nelle regioni del nord e sud Kivu nella Repubblica Democratica del Congo mentre ci giungono notizie sempre dal Congo ma al confine con il Sud Sudan, dove dallo scorso dicembre l'Esercito di Resistenza del Signore (LRA) sta seminando il terrore tra i civili: qualcuno ricorderà la notizia riportata da OMBRENELMONDO a fine dicembre dove denunciavamo l'uccisione indiscriminata di 900 persone nel silenzio totale dei media e la responsabilità velata del governo ugandese. Pochi giorni fa è accaduto nuovamente. Questa volta però non c'è solo l'orrore delle barbarie compiute da alcune centinaia di giovani plagiati e drogati, oggi ci sono le parole di chi ha saputo. Ciò che tutti sapevano ma che nessuno osava dire: mancano le prove, i media non si interessano, qui non si parla di nomi, si parla di numeri. La Repubblica riporta on line la notizia data dal New York Times ma poco dopo la stessa notizia scompare dal sito del quotidiano italiano; poche ore soltanto per altri 900 disgraziati falcidiati in un solo battito di ciglia. Pedine inermi di un gioco tanto potente da far sparire anche l'unica testimonianza che scopre le carte dei partecipanti e ci fa fare un salto in avanti nella comprensione dello scacchiere della regione dei Grandi Laghi, dove nel silenzio del mondo prosperano interessi inimmaginabili.


Da “La Repubblica on line” del 7 febbraio 2009


Dungu (Congo), 09:16

CONGO: VA STORTO RAID USA CONTRO RIBELLI, E' UN MASSACRO

L'esercito Usa ha collaborato con le truppe ugandesi a un piano armato contro i ribelli dell'LRA, ma qualcosa e' andato storto; e le milizie, messe in fuga, hanno seminato l'orrore nelle citta' e i villaggi incontrati sul loro tragitto: massacri, incendi, violenze sui civili. Tragico il bilancio finale: oltre 900 i civili trucidati. La recente operazione contro le milizie ribelli dell'Esercito di Resistenza del Signore, che si annida nel parco nazionale congolese, e' un retroscena rivelato dal 'New York Times'. E' noto che gli Stati Uniti addestrino da alcuni anni le truppe ugandesi; ma il ruolo effettivo del Pentagono non era mai emerso chiaramente. Il drammatico episodio ora rivelato e' il primo piano di collaborazione dettagliata di cui si ha notizia: fonti militari anonime americane parlano di un team di 17 tra consiglieri e analisti dell'Africa Command del Pentagono che lavora con gli ufficiali ugandesi fornendo loro foto satellitari, notizie di intelligence e cospicui finanziamenti (un milione di dollari). Nessun militare americano e' stato direttamente coinvolto nell'operazione, ma i locali e le organizzazioni a tutela dei diritti civili locali denunciano adesso che le truppe ugandesi e congolesi hanno fatto poco o nulla per proteggere gli abitanti inermi dalla violenza dei miliziani dell'Lra, noti per le loro brutali rappresaglie. I militari non hanno chiuso le strade di fuga ne' blindato le citta' sul cammino dei ribelli: il risultato e' stato un massacro di civili, in cui sono rimasti coinvolti anche bambini piccolissimi. "L'operazione e' stata mal programmata e peggio eseguita", e' la denuncia di Julia Spiegel, una ricercatrice dell'Enough Project. Gli americani ammettono che l'operazione non e' andata come previsto e che i civili sono stati lasciati al loro destino: "Abbiamo fornito loro opzioni e alternative, ma le loro scelte sono loro. In fondo, non era una nostra operazione", ha detto uno dei militari Usa coinvolti. L'Esercito di Resistenza del Signore e' adesso allo sbando, con torme che si spostano di villaggio in villaggio, apparentemente senza incontrare ostacoli e che si lasciano alle spalle scie di cadaveri e baracche bruciacchiate. Secondo fonti locali, sono anche stati catturati centinaia di bambini, poi spinti nella boscaglie, ultime reclute innocenti di un esercito di schiavi.

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